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In un certo senso
se ci pensi un po'
sono il tuo figlio maschio
seduti qua
al solito tavolino
a parlarci a viso aperto
e non è di certo
ad amar le donne
che m’hai insegnato
non porterò avanti
nemmeno il tuo cognome
ed è un peccato
quello che m’hai dato
è con me da quando il seno
non è bastato
a calmare il primo pianto
ma tu che mi porti alla finestra
e dici “guarda babbo"
a cercare sempre il sole
dritto, in una direzione
che a fargli da contorno
c’è un cielo che di giorno
è bello azzurro
ma anche il grigio è un colore
basta dargli valore
con l'aiuto delle nuvole
e va bene anche se piove
sono lacrime nascoste
le tinte della notte
le terrà lì, coperte
babbo non ti ho mai visto
dare pennellate
ma ora capisco
quanto farlo possa fare male
quel sorriso compiaciuto
di chi firma il proprio dolore
con l'ambizione
di renderlo speciale
dargli forma
per poterlo meglio odiare
se alla fine come sale
brucia ferite aperte su tele
e non devo perdonarti
gli errori commessi con altri
un uomo è filosofia
solo alla fine dei suoi anni
ma tu la mia
l'hai cambiata dai primi giorni
ed è bello averti accanto
nei miei passi da donna adulta
ora che ci siamo ritrovati
tra quatro margini
se sei sempre il primo
a leggermi i testi e mi ascolti
e lo vedo nei tuoi occhi
gli stessi miei
non solo nei colori
l'importanza di una tavolozza
per fare da cornice al mondo
come un'ancora nel mare
per non perdere il gusto
come del caffè che allo stesso modo
continuiamo a mescolare
per poi perderci
nello scorcio che ci lega
col tuo abbraccio in una visone.